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IN BICICLETTA

 

ETERNITA’

 

 

L’odore salmastro nell’aria,

i nostri sguardi che si cercano.

Lo Zefiro che scompiglia

 i tuoi capelli,

 mentre tu geloso

 mi accarezzi le mani.

 

 

Un meriggio azzurro di mare,

increspato dal vento.

Le nostre anime bramose

dell’eternità.

 

(Francesca Dalla Torre)

COMMENTO DI MALU' LATTANZI

Passeggiando in bicicletta accanto a te,

pedalare senza fretta sentendoti vicina,

da che parte adesso siamo indovina,

il futuro è nato stamattina,

prima freno e poi discendo,

scusa se ti sto abbracciando, (COCCIANTE)

​

Pensieri rotondi pieni di luce per capire la strada e sapere dove conduce.

Il piacere della bicicletta è quello stesso della libertà, forse meglio dì una liberazione. Andarsene ovunque, ad ogni momento, arrestandosi alla prima velleità di un capriccio, senza preoccupazioni, senza servitù. La bicicletta siamo noi, che vinciamo lo spazio e il tempo.

Quante volte si è percorso il lungo mare in bicicletta, d'estate, tempo di sole, di spiaggia, di mare. Quante volte abbiamo guardato le onde andare e venire sul bagnasciuga in un moto perpetuo ed instancabile? Avete mai pensato a quanta energia abbiano le onde del mare? E se questa energia riuscissimo ad incanalarla dentro noi cercando magari di placare quel tumulto che spesso provoca grandi tempeste, quel contrasto netto fra frastuono silenzio e moto perpetuo delle onde .

Queste due opere trasmettono la malinconia di un tempo volato troppo in fretta. Un tempo fatto di riposo, dolce spensieratezza che fa della vita uno specchio dove tutti gli oggetti si dipingono in un istante e sul quale tutto scivola.

Quei tempi in cui donne con il tailleur rosa montavano sulla canna della bici dell'innamorato che non aveva occhi che per lei.

A me è arrivata tutta la freschezza, il movimento, l'eleganza, la semplicità, la luce che accentua i colori, quella luce prima del temporale. Il Silenzio rotto solo dal cigolare delle ruote e dal moto perpetuo delle onde che si infrangono a riva. Per non parlare del vento sulle guance e che scompiglia i capelli.

Bella la semplicità dei tratti e la scelta dei colori.

Permettetemi inoltre di aggiungere una mia personale emozione davanti a questi due quadri.

Le lacrime mi hanno velato per un istante gli occhi ripensando ai miei genitori. Al loro primo incontro, alle loro due Bianchi rosse comprate con i primi stipendi, alla tuta blu da metalmeccanico di mio padre, all'eleganza innata di mia madre, ai sui vestiti e tailleur disegnati e realizzati da lei perché era stilista e sarta e alla passione per il   mare che li univa.

Ho ancora nelle orecchie una canzone di Adamo che mio padre le sussurrava .....Affida una lacrima al vento, la tua bella non pensa più a te... Ho ancora nelle narici quell'odore della tuta di papa. Un odore ancora ben fissato alla memoria. Quell'odore di fabbrica. Di lotte, di fumo di sigarette mai fumate da luì, ma respirate. Di grasso. Di mensa. Quell'odore di fatica e sudore. Di otto e più ore al banco dei chimici in Pirelli a miscelare nella calandra la gomma. Polveri ben dosate per ricavarne i tappeti bollati della Metropolitana di Milano o i marmorizzati di linoleum per le case ed i locali. L'odore della nebbia e di tubi di scappamento. Chilometri in bicicletta per tornare da lei e dai suoi figli. Pedalando. Così come ho ancora negli occhi i gesti lenti ed eleganti di mia madre mentre disegnava, tagliava, imbastiva, misurava, provava e cuciva. Vedo il suo viso ben truccato e fine, i suoi capelli scuri raccolti nel foulard perché odiava il vento. Ho nelle orecchie il suono della sua voce e l'aria è ancora intrisa del suo profumo di muschio bianco.

Scusate   se   ho   divagato,   ma   un   quadro,   una   foto,   una   scultura   fanno   anche questo......risvegliano   ricordi   ed   emozioni   assopite   o   semplicemente   custodite gelosamente.

Ma torniamo alla bici e al moto delle onde. La prima cosa che la nostra esperienza visiva ci trasmette quando guardiamo una bicicletta è l'idea del moto che vince la stasi, un "mezzo" con il quale sopravanzare e diventare padroni della forza di gravita.

La vediamo come una sorta di liberazione dalle leggi della fisica, e non ci interessa ne come e ne il perché questo avvenga... quel che più ci appaga è darci una piccola spinta e dopo la prima pedalata restare perfettamente in equilibrio.

Questa esperienza, sottintende il sogno di tutti... raggiungere l'equilibrio fisico e mentale che ci fa sentire (e non stare) bene.

Se con quel "mezzo" si riesce a raggiungere uno dei due obbiettivi, ne restiamo affascinati senza chiederci null'altro. Se questa esperienza poi la si vive in due o in compagnia allora ci si sente padroni dell'universo.

Il tema della bicicletta nell'arte è stato trattato molto dai futuristi per esempio  perché non vedevano il "mezzo", ma quello che esso rappresentava e realizzava... il movimento, la velocità che per il 1900 rappresentava il futuro.

Boccioni e Balla furono i futuristi che s'interessarono maggiormente di questi due aspetti che sfociarono anche nella fotografia, unica arte che ferma realmente un attimo irripetibile e perciò il movimento nello spazio.

Ma non solo i futuristi, penso per esempio anche a Toulouse Lautrec (impressionista)

E1 il movimento dunque in queste due opere di Francesca, oltre alla poesia, ciò che ci cattura. Un movimento fatto di spazio, direzione, tempo, luce, colore, essenzialità, leggerezza e ricordo.

Malù Lattanzi

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